Google+ Applicazioni Grafiche: maggio 2014

sabato 31 maggio 2014

2 Deve essere citato il nome dell’autore fotografo?






2.1 Casi in cui è obbligatoria la citazione del nome – casi in cui non lo è

Concretamente, come risaputo, la legge (n.633/1941, Dpr 19/79 e Dlgs 154/97) prevede la distinzione delle immagini fotografiche dividendole in “immagini creative” e “semplici fotografie. Dato che fra "immagini creative" e "semplici fotografie" non è stata tracciata (né può esserlo) una netta linea di demarcazione, per ogni singola fotografia occorrerebbe valutare se esista effettivamente una componente caratteristica non tanto della abilità e capacità professionale del fotografo, quanto del suo apporto creativo, inventivo. Occorre, in pratica, che sia possibile dimostrare che l'immagine contenga elementi di interpretazione creativa, e non solamente di abilità tecnica.

La legge, infatti, prevede che la citazione dell'autore sia obbligatoria (art. 20 della legge 633/41 per come modificata da Dpr 19/79), ma solo nel caso dell'immagine creativa. Se l'immagine è di questo genere, il nome dell'autore va citato in ogni caso, anche quando il cliente abbia sostenuto tutte le spese di realizzazione, ed il fotografo abbia venduto tutti i diritti di sfruttamento. Se, invece, si è dinanzi ad immagini non creative, l'obbligo alla citazione dell'autore non sussiste mai, ad eccezione di espliciti accordi scritti in tal senso.

E stato con l'aggiornamento della Legge (di per sé datata 1941) che, nel 1979, si è conferita una maggiore dignità all'opera fotografica. 
Così, grazie all'articolo 20 della Legge nella sua attuale forma, l'utente dell'immagine è tenuto ad indicare sempre l'autore di immagini creative nelle forme di utilizzo.

Non solo. All'articolo 21 troviamo un'affermazione che dà particolare forza alla posizione dell'autore; vi si sancisce, infatti, che anche a dispetto di un differente precedente accordo, l'utente della fotografia è obbligato alla citazione dell'autore, quando questi lo desideri. 
L'autore ha anche il diritto di impedire modifiche ed alterazioni all'opera (art. 20). Una puntualizzazione in questo senso. Molti fotografi suppongono di poter intervenire, in nome di questo articolo, contestando anche le minime varianti e le modifiche minori: un riquadro dell'immagine rifilandone i bordi, la cattiva stampa, il passaggio in B&N di una foto a colori, l'inserimento di un titolo.

Attenzione: la Legge indica che il fotografo può opporsi a "qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione e ad ogni atto a danno dell'opera stessa che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione".

Dunque, non contestazioni in semplici fatti minori di gusto o sensibilità: il testo parla di modifiche che possano essere lesive dell'onore o della reputazione del fotografo, non di variazioni che egli possa non gradire appieno. 
Quando, invece, si sia accettata (per iscritto) la realizzazione di una modifica alla propria fotografia, non è più possibile ritrattare la concessione (art. 22).

Questi diritti, detti diritti morali, sono inalienabili.

Non possono essere venduti, non vengono ceduti con i diritti di utilizzo economico. Così, anche se il cliente avesse sostenuto le spese per la realizzazione dell'immagine, acquistato tutti i diritti in ogni campo, e fosse divenuto in tal modo proprietario dell'originale, permarrebbe sempre la possibilità, per il fotografo, di pretendere la citazione del suo nome come autore (art. 20).

2.2 Cosa posso fare se il nome doveva essere citato e non lo è stato

Certamente, è giusto lamentare con l’utilizzatore la mancata citazione del nome dell’autore, ai sensi degli articoli 20 e seguenti della Legge 22 aprile 1941. n.633 (e relative modifiche apportate dal Decreto del Presidente della Repubblica n.19 del 8/1/1979, pubblicato su Gazzetta Ufficiale del 30/1/1979, n.29 e, successivamente, Dlgs n. 154 del 26 maggio 1997 (attuazione direttiva 93/98/Cee), su Gazzetta Ufficiale n. 136 del 13 giugno 1997.
Va ricordato che tale obbligo di legge alla menzione del nome dell’autore sussiste solo per le fotografie di carattere interpretativo e creativo. Al di là della formale lamentela, va valutata con attenzione quanto questo comportamento abbia potuto ledere gli interessi del fotografo. 

In diversi casi analoghi, il giudice si è trovato infatti nell’imbarazzo di appurare se effettivamente si potesse sostenere l’esistenza di un danno economico e – se sì – come questo potesse essere quantificato. Per essere equo, essendo il danno non accertabile nella sua esistenza e non quantificabile, il giudice tende ad imporre al cliente la pubblicazione di un “errata corrige” o comunque di una nota che rettifichi l’errore, ottenendo così a favore del fotografo un vantaggio non certo e non quantificabile, come pure non certo e non quantificabile era il danno da lui subito.

1 Di chi sono gli originali delle immagini?




Il problema della "proprietà" del negativo è stato ingiustamente caricato di importanza.

Molti fotografi paiono concentrare l'interesse su di un aspetto del problema - appunto, la proprietà del negativo - che è in realtà un aspetto secondario, solo derivato da quello che è il punto determinante: il tipo di cessione di diritti di sfruttamento economico. In parole semplici, il problema risiede in questo; il negativo (o la diapositiva) in origine appartiene, evidentemente, al fotografo. Dato che, in sé, l'originale non ha valore, se viene ceduto ad altri, ciò avviene perché a questi si riconosce il diritto di far uso di quel negativo. In sostanza, il negativo (o un equivalente, come la diapositiva originale) viene ceduto alla persona che ha il diritto di farne uso, per il tempo che tale diritto permane e per gli usi che si sono concordati. Se il fotografo cede il diritto di utilizzo per la realizzazione di un catalogo, il cliente ha diritto a detenere l'originale per il tempo necessario a questo uso; per essere fiscali, se la concessione del diritto di utilizzo è della durata di un anno, il cliente potrebbe trattenere il negativo per questa durata di tempo.

Se, invece, il fotografo cede i diritti di utilizzo senza limiti di tempo, il cliente ha diritto a trattenere il negativo per questo periodo: cioè, senza limiti di tempo.

Non si tratta, dunque, di stabilire "di chi è il negativo", quanto piuttosto: "chi, in questo momento, gode dei diritti di sfruttamento economico dell'opera?".

E evidente che, se il cliente acquista il diritto di utilizzo di un'immagine, scaduto il termine di sua competenza deve restituire l'originale, mezzo col quale tale diritto si esercita. Ci si trova nella stessa situazione di chi prende in affitto un appartamento per una stagione; al termine della stagione restituirà le chiavi, e non ha senso che si impunti per trattenerle. Quello che è scaduto è il diritto all'uso dell'appartamento, ed è sciocco discutere sul possesso del mazzo di chiavi. Tuttavia, in alcuni casi il cliente può giungere ad ottenere la cessione di tutti i diritti di utilizzo, praticamente senza che il fotografo se ne renda conto. La situazione è simile a quella nella quale un proprietario sprovveduto firmi l'atto di cessione di proprietà dell'appartamento, facendosi pagare l'equivalente di un solo anno di affitto. A quel punto, il cliente ha acquistato l'appartamento ed il diritto di usarlo, e anche in questo caso il problema non è tanto il fatto di possedere o meno le chiavi di quella casa, quanto piuttosto il fatto di essersi fatti imbrogliare vendendo a poco prezzo qualcosa di maggior valore.

1.1 Di chi sono gli originali delle foto fatte spontaneamente

Il fotografo è in origine titolare dei diritti di utilizzo dell'immagine e, di conseguenza "proprietario" del negativo (1 Di chi sono gli originali delle immagini?)

Tutto il blocco dei diritti connessi si acquista semplicemente per il fatto di aver realizzato la fotografia (art. 6 della Legge). A differenza di altre opere creative, per le immagini fotografiche è del tutto superfluo il deposito di copie dell'opera presso l'Ufficio della proprietà artistica, scientifica e letteraria (art. 105). In pratica, l'autore non deve adempiere a nessuna particolare formalità per essere considerato come titolare dei diritti.
Quando si reputi che potrebbe risultare difficile dimostrare il fatto di essere stati esecutori dell'opera, ci si procurino prove della paternità degli scatti, come ad esempio:

a) marchiare i bordi del fotogramma

b) incidere tacche di identificazione sui bordi della finestrella di esposizione delle proprie fotocamere

c) effettuare foto di scena nel caso di set complessi.

ATTENZIONE: se l’immagine viene tuttavia realizzata SU COMMISSIONE i diritti di sfruttamento e, con essi, la proprietà degli originali passano al committente nei limiti e con le finalità degli accordi. Per questo motivo E’ INDISPENSABILE specificare in preventivi, buoni di consegna e/o fattura QUALI SONO LE DESTINAZIONI D’USO DELLE IMMAGINI, per evitare che al committente vengano trasferiti i diritti di sfruttamento senza limiti.

1.2 Di chi sono gli originali delle foto commissionate

Per le opere commissionate e non realizzate spontaneamente, ci si rammenti che la procedura è alquanto differente rispetto a quella vista negli altri casi. Infatti, desiderando conservare dei diritti sulle fotografie realizzate, è indispensabile porre in qualche modo per iscritto una limitazione all'uso dell'immagine. Diversamente, dopo aver percepito il pagamento da parte del cliente, tutti i diritti dell'immagine realizzata su commissione passano automaticamente al cliente (art. 88); e questo significa che il cliente diviene anche "proprietario" del negativo. Stessa situazione si verifica quando il fotografo esegue spontaneamente una ripresa su oggetti di proprietà del futuro cliente (art. 88); ad esempio, quando il fotografo effettua la ripresa di un'automobile d'epoca e poi riesce a vendere la fotografia al proprietario dell'automobile.

Esiste tuttavia un articolo della Legge, il numero 89, che sembra concepito per offrire al cliente un'ulteriore possibilità per ottenere dal fotografo sprovveduto tutti i diritti, senza che egli se ne avveda. L'articolo, infatti, prevede che "la cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti previsti all'articolo precedente, sempre che tali diritti spettino al cedente".

L'affermazione, è evidente, ha un peso significativo. Infatti, pur trattandosi di norma in esplicito riferita alle "semplici fotografie" (foto non creative) consente di ottenere tutti i diritti di un'immagine semplicemente dimostrando di aver ricevuto dal fotografo i negativi o gli originali; unico modo per evitare l'applicazione dell'articolo è la presenza di un "patto contrario", cioè di un diverso accordo scritto. Questa disposizione, unita a quelle dell'articolo precedente, fanno sì che, nel caso di semplici fotografie ed in assenza di particolari accordi scritti, l'originale e tutti i diritti siano automaticamente del cliente pagante, quando:

a) La foto sia stata commissionata dal cliente.

b) La foto non sia stata direttamente commissionata, ma ritragga cose in possesso del cliente, e sia stata a questo venduta in seguito.

c) La foto non sia stata necessariamente commissionata appositamente, né ritragga cose del cliente ma, semplicemente, il fotografo abbia ceduto al cliente il negativo, percependo un compenso.

Una casistica estremamente vasta, che consiglia - evidentemente - di porre nero su bianco eventuali accordi differenti.

Riassumendo: ATTENZIONE: se l’immagine viene realizzata SU COMMISSIONE i diritti di sfruttamento e, con essi, la proprietà degli originali passano al committente nei limiti e con le finalità degli accordi. Per questo motivo E’ INDISPENSABILE specificare in preventivi, buoni di consegna e/o fattura QUALI SONO LE DESTINAZIONI D’USO DELLE IMMAGINI, per evitare che al committente vengano trasferiti i diritti di sfruttamento senza limiti.

1.3 Di chi sono gli originali delle foto di ritratto / matrimonio

Unica situazione in cui i diritti e la proprietà del negativo non passano al committente è quello in cui il soggetto dell'immagine... sia il cliente stesso.

Con una catena logica piuttosto contorta, infatti, la Legge giunge a sancire come, nel caso che "l'oggetto" ritratto sia il committente stesso, la proprietà del negativo resta al fotografo.

Infatti, all'articolo 98 della Legge si indica come la persona ritratta possa pubblicare o riprodurre la sua immagine senza bisogno di consenso del fotografo. Ora, il fatto che si indichi come non necessario il "permesso" alla pubblicazione implica necessariamente che il diritto di uso di quella fotografia non appartenga già, automaticamente, alla persona ritratta, che è comunque dispensata da chiedere l'autorizzazione. Se in questo caso valesse la regola generale dell'articolo 88 (diritti passati automaticamente al committente), non avrebbe senso specificare che il titolare dei diritti è dispensato dal chiedere l'autorizzazione a terzi. In realtà, evidentemente, la persona ritratta non è dunque considerata proprietaria di tali diritti e, dunque non è proprietaria del negativo.

Nel caso SPECIFICO della fotografia di ritratto, e quando la persona ritratta coincida con il committente (situazione che si verifica nella fotografia di matrimonio e di ritratto in studio) gli originali NON sono totalmente del committente, poiche' anche il fotografo detiene dei diritti residui e, quindi, e' assolutamente legale e corretto che trattenga presso di se tali originali.

Conferma questo fatto la nota sentenza della suprema corte di Cassazione civile, sez I, 28/06/1980 n. 4094, reperibile - fra gli altri - in Giust. civ. Mass. 1980, fasc. 6. Foro it. 1980, I, 2121, Giust. civ. 1980, I, 2101, che recita: "Nell'ipotesi di ritratto fotografico eseguito su commissione, regolata dall'art. 98, I. 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d'autore, il committente, diversamente da quanto stabilito dall'art. 88 comma 3 di detta legge per le fotografie di cose in suo possesso, non acquista il diritto esclusivo di utilizzazione della fotografia, il quale rimane al fotografo, pur concorrendo con quello della persona fotografata o dei suoi aventi causa di pubblicare e riprodurre liberamente la fotografia medesima, salvo il pagamento al fotografo di un equo corrispettivo nel caso che la utilizzino commercialmente. Nell'ipotesi indicata, pertanto, ove manchi un diverso patto, deve ritenersi che il fotografo conserva la proprietà del negativo e non è tenuto a consegnarlo al committente."

NON E' QUINDI VERO, che i negativi debbano essere sempre - per legge - consegnati alla coppia di sposi. (I negativi restano invece al committente - in mancanza di patti scritti - negli ALTRI casi, ma NON nel caso di fotografia di ritratto del committente).

E' invece vero che, dato che il fotografo - ai sensi dell'articolo 98 della legge 633/41 sul diritto d'autore, conserva in questo specifico caso dei diritti residui, E IN ASSENZA DI PATTI ESPLICITI e' corretto che i negativi restino allo studio fotografico, purche' il fotografo eserciti i suoi diritti correttamente e lasciando agli sposi la possibilita' di ritirare i negativi, se desiderato, pagando un equo compenso.

DIRITTI DEL FOTOGRAFO E DEL CLIENTE


Schema riassuntivo:

Essere grafici non significa solamente lavorare su fonti e foto già pronte, a volte è doveroso improvvisarsi fotografi per crearsi delle fonti proprie, quindi vi potrà essere utile leggervi questa seri di post che ho deciso di riassumere sui diritti e i doveri delle fotografie a livello giuridico. In modo da saper come muoversi in questo modo complicato e contorto che è la legislatura italiana.
DI CHI SONO I DIRITTI DI RIUTILIZZO DELLE IMMAGINI?
In origine i diritti sono del fotografo, ma nel momento in cui avviene una cessione a qualsiasi titolo, i diritti passano - in diversa misura - al cliente.
 

DIRITTI DEL FOTOGRAFO E DEL CLIENTE

(diritto d'autore, riutilizzo delle immagini, proprietà originali, ritratti, eccetera)


FOTO SU COMMISSIONE
a) Se c'è traccia di accordi scritti, valgono le cessioni concordate.
Al cliente vanno i diritti concessi, al fotografo restano tutti gli altri (legge 633/41 e succ. modifiche). 
b) Se NON ci sono accordi scritti, normalmente i diritti di sfruttamento passano al cliente committente (che acquisisce i diritti di sfruttamento "nei limiti e con le finalità del contratto", dice la legge. Niente finalità indicate, niente limiti al trasferimento dei diritti (articoli 87 ed 88 legge 633/41) 
c) Un'eccezione al caso b) è quando non ci sono accordi scritti e il committente è la stessa persona soggetto di un ritratto fotografico (matrimonio, foto in studio, eccetera). In questo caso, in assenza di patti scritti i diritti restano al fotografo, in concomitanza con dei diritti congiunti al cliente. E' quindi corretto che i negativi restino al fotografo e che questi chieda un compenso per cederli definitivamente al cliente che li chiede (art. 98 legge 633/41 e sentenza Corte Cassazione 4094 del 26.6.1980).
FOTO NON ESEGUITE SU COMMISSIONE
Se le immagini sono realizzate autonomamente e vengono richieste dal cliente DOPO la loro esecuzione che è avvenuta per volontà del fotografo (fotografia d'archivio, servizi già esistenti non commissionati, eccetera), i diritti sono sempre del fotografo, e passano al committente solamente per come sono stati ceduti (cioè, in forza di una cessione individuata per iscritto). Anche in questo caso è quindi importante indicare in fattura con esattezza quali diritti si stanno vendendo. Il trasferimento dei diritti deve essere provato per iscritto, a meno che non siano stati consegnati gli originali, il che trasferirebbe tutti i diritti, se si fosse in assenza di diverse prove scritte. Quindi:
a) Se c'è traccia di accordi scritti, il cliente acquista i diritti d'uso che sono descritti in fattura e tutti gli altri restano al fotografo. 
b) Se non c'è traccia di accordi scritti:
b1) ... e gli originali sono in mano al fotografo. il cliente non ha acquisito nessun diritto, che sono rimasti al fotografo. 
b2) ... e gli originali sono stati consegnati al cliente senza alcuna documentazione scritta, i diritti sono stati trasferiti al cliente assieme agli originali (articolo 89 legge 633/41)
SI POSSONO PUBBLICARE I RITRATTI?

Normalmente occorre una release, cioè un'autorizzazione scritta della persona ritratta. In assenza di autorizzazione scritta è possibile che la persona ritratta si opponga alla pubblicazione (anche se era consenziente all'esecuzione della ripresa, questo non significa che lo fosse anche alla pubblicazione della stessa) Fanno eccezione alcuni casi (cioè non occorre autorizzazione scritta):
a) Personaggi già noti (personaggi pubblici) se la foto è pubblicata con fine prevalente di informazione (usi giornalistici e di cronaca) e non lede la dignità 
b) Fotografie in cui il soggetto NON è il ritratto della persona, ma la persona è semplicemente riconoscibile all'interno di un contesto pubblico (piazza, manifestazione, paesaggio, grande gruppo, eccetera); in pratica, quando il soggetto è un luogo od un avvenimento, e non la persona.
Per approfondire:

1 Di chi sono gli originali delle immagini?

2 Deve essere citato il nome dell’autore fotografo?

3 Come posso proteggere l’immagine fotografica che ho realizzato?

4 Posso proteggere l’idea che sta dietro alle mie foto?

5 Cosa posso fare se il cliente non mi ha pagato?

6 I ritratti sono pubblicabili liberamente?

7 Cosa è cambiato con la legge sulla privacy


Fonte: www.fotografi.org

giovedì 29 maggio 2014

La figura dell'account commerciale/manager cos'è?





All’interno di un’agenzia pubblicitaria possiamo trovare svariati reparti ciascuno dei quali è composto da diversi professionisti. Vogliamo parlarvi dell’account, una figurafondamentale e centrale per il buon funzionamento della stessa agenzia. Se volessimo fornire una definizione generale potremmo dire che si tratta di colui che cura i rapporti con il cliente.

Significato di "Account Manager"

Soggetto che amplia il portafoglio della committenza ed inoltre sviluppa nuovi rapporti commerciali con clienti già acquisiti.E' ampiamente condiviso che il ruolo dell'Account Manager e di chi ha la responsabilità delle vendite sia strategico per lo sviluppo e il consolidamento del business aziendal.
Trovare, sviluppare e mantenere i Clienti nel tempo è la missione di questa figura chiave.

Quali sono i suoi compiti?

  • mantiene i contatti con il reparto media, con quello creativo e con quello planner;
  • si assume la responsabilità che il lavoro venga svolto nei modi e nei tempi stabiliti con il committente;
  • tiene sotto controllo i costi;
  • rappresenta l’agenzia.

Quali studi deve aver compiuto?


Deve ovviamente avere conoscenza di marketing, di economia. Solitamente viene quindi richiesta una Laurea in Scienze della Comunicazione o in Economia. Si tratta inoltre di un lavoro che si impara “sul campo”. Ricordiamo anche che un po’ in tutta Italia vengono organizzati dei corsi mirati alla formazione di account.


Qual è il profilo dell’account ideale?

Deve essere persuasivo (l’essere convincente è proprio una delle peculiarità di questa professione), flessibile, sa motivare il gruppo con cui si può trovare a lavorare, è in grado di relazionarsi con gli altri, e deve essere sempre aggiornato sulle ultime novità. L’account oltre che nelle agenzie pubblicitarie può operare anche nelle agenzie di direct marketing, di relazioni pubbliche e di promozione. Come accade per altre nuove professioni anche l’account può lavorare con partita iva. Solitamente in questo caso vi è un fisso più provvigioni.

Più nello specifico... 



Una delle figure professionali più ricercate, nell'ambito del management, è quella dell'account manager. Basta dare un'occhiata ai siti web di annunci per accorgersi che le offerte di lavoro, per questo particolare profilo, fioccano da tutte le parti. In Italia ed all'Estero.

Molte volte, però, il termine account manager viene equivocato ed usato, impropriamente, per indicare un agente di commercio o procacciatore d'affari in grado di procurare i primi clienti a sconosciute e, talvolta, anonime realtà imprenditoriali che mirano solo a reclutare personale a costo zero, senza chiari vincoli contrattuali. L'account manager, invece, ricopre, sempre un ruolo legato alla vendita ed al settore commerciale, ma con un significato, ben superiore a quello riportato da certi annunci. L'account manager, letteralmente, è un soggetto che si occupa di ampliare il portafoglio clienti del committente e di gestire nuovi rapporti commerciali con la clientela già acquisita. Con vincoli contrattuali e di subordinazione ben inquadrati con la committenza per cui lavora.

Dunque, non solo un agente commerciale che trova nuovi clienti per conto dell'azienda, ma una figura professionale con responsabilità gestionali, in grado di: sviluppare importanti accordi commerciali con il pacchetto clienti già esistente ed incidere, in maniera positiva, sul business e sul budget aziendali. L'account management è un ambito professionale dalle mille sfaccettature dove si può operare in diversi settori economici con vari ruoli e con differenti gradi di responsabilità.

Vediamoli nel dettaglio. L'account manager alle prime armi, ovvero il neolaureato alla prima esperienza di lavoro nel ruolo, verrà definito junior account manager; il professionista con diversi anni di esperienza, verrà definito senior account manager. Il termine viene anche associato al sostantivo inglese, corrispondente a "vendite": "sales". Avremo così un ruolo professionale che si definisce sales account manager, ovvero il responsabile del parco clienti, che si occupa anche di gestire la sottoscrizione dei contratti di vendita. Se il ruolo viene separato e la gestione della contrattualistica viene affidata ad altra figura professionale, avremo solo il sales manager. Generalmente l'account manager ha anche responsabilità legate alla vendita ed alla soddisfazione della clientela. E, comunque, deve conoscere, molto bene, le strategie di comunicazione e di marketing per conquistare nuovi clienti, fidelizzarli, proporre nuovi accordi commerciali a quelli già acquisiti e raggiungere gli obiettivi prefissati dell'azienda, che coincidono, sempre, con un'unica, grande esigenza: vendere, tanto, e bene, con relativa soddisfazione dell'acquirente. L'account manager che si occupa di trovare grandi clienti e di mantenere con essi i rapporti commerciali, viene definito key account manager. I settori economici dove l'account manager è maggiormente richiesto, spaziano dall'ITC; alla Finanza; alle agenzie di organizzazione eventi e di pubblicità, in quest'ultimo segmento aziendale si parla di advertising account manager che si occupa della clientela interessata all'acquisto di campagne promozionali.

Un account manager con esperienza, può dirigere e coordinare uno staff di account che gestiscono i clienti secondo le sue direttive. All'inizio della carriera, l'account manager agisce direttamente nei confronti del cliente. In questo caso viene definito: executive account manager.




Le sue responsabilità



L'Account Manager è colui che ha la responsabilità della "promozione" del prodotto o del servizio. Nell'area aziendale che si occupa di marketing, spesso è affiancato dal Sales Manager
Perché la figura dell'Account Manager è così importante? Quali sono le reali responsabilità di chi si occupa delle vendite (account o sales)? La risposta può essere applicata universalmente alla maggior parte delle industrie utilizzando quattro concetti chiave: lo sviluppo della strategia di vendita; la creazione di regole all'interno della forza vendita, allo scopo di individuare specifici obiettivi di crescita; l'aumento del profitto ma anche le modalità di inserimento nel mercato di nuovi prodotti e la loro promozione.

Si è tuttavia affermato che le due figure Sales e Account sono differenti e uno dei principali punti che li distingue è la possibilità che il secondo organizzi occasioni di formazione per il cliente (sia esso prospect o già fidelizzato).

In cosa consistono esattamente le occasioni di formazione? Sono giornate in cui al cliente è presentato in modo esaustivo il prodotto o semplicemente l’azienda stessa. Si tratta di organizzare una visita guidata all’interno della struttura industriale (per conoscere come si produce, la qualità dei processi e dei semilavorati utilizzati); di invitare semplicemente il cliente a pranzo; di organizzare dei seminari ad hoc, oppure seminari di gruppo, una sorta di evento sociale di vendita.

Un buon Account Manager partecipa a manifestazioni di settore parlando in pubblico e presentando la propria azienda o il proprio prodotto. Queste sono ottime occasioni per descrivere in dettaglio e al meglio, tutte le migliori caratteristiche dell’azienda e l’unicità della stessa, rispetto alle altre del settore. La possibilità di partecipare come speaker a convegni o seminari dà prestigio all’account e lo pone come guru nel settore.

Altra possibilità che ha un account di presentare l’azienda (di aprire le porte al pubblico) è quella di pubblicare articoli in riviste specializzate o di settore, in modo che tutti coloro che sono coinvolti nella catena di produzione, possano conoscere le potenzialità e le capacità dell’impresa stessa.

Ma l’Account Manager ha al suo seguito un team di persone specializzate che lo supportano nella sua attività di promozione e formazione del cliente. Qui entriamo in un altro ambito, in cui si tratta del rapporto tra manager e team. Due sono gli elementi da analizzare: da un lato la consapevolezza che l’azienda deve possedere circa la necessità che tutti i manager coinvolti nel processo d’impresa, abbiano bisogno di sviluppo delle competenze, nel caso dell’account di competenze inerenti il coaching e il mentoring (del gruppo e del cliente); dall’altro la capacità del manager di farsi riconoscere come il capo dal proprio gruppo.

Per quanto riguarda il primo punto, le aziende adottano ormai da tempo, per le proprie risorse umane, la strategia della formazione continua. Per il secondo punto: si tratta, per l’account di essere l'allenatore e lo stratega per il suo team. Se il lavoro di ogni dipendente è definito con precisione, se è stato assegnato ad ognuno il giusto compito, allora il nostro non dovrà dimostrare niente, in quanto saranno i fatti, incremento del mercato e delle vendite, a fornire al suo team la prova che è lui il giusto responsabile.


Fonte: 
www.hwupgrade.it
www.manageronline.it
www.gazzettadellavoro.com

Diventare Freelance Web Designer


Diventare Web Designer Freelance: Decidere in 10 Domande e consigli


Decidere di diventare Web Designer Freelance e nelle maggior parte dei casi lasciare un posto di lavoro non è mai cosi semplice. Prima di fare questa scelta è sempre meglio farsi alcune domande e capire effettivamente se ne abbiamo le capacità e consapevolezza di intraprendere una carriera autonoma. Ci sono tante cose da imparare come gestire i clienti, organizzare il proprio tempo, creare una reputazione o coltivare propri progetti. Prima di tutto questo, è bene farsi alcune domande, se riesci a dare una risposta positiva sei pronto per intraprendere una carriera da Freelancer.


1. Perchè voglio diventare Freelance?

La prima domande è questa, non possiamo farne a meno, ricordiamoci che nel diventare freelance non abbiamo solo vantaggi, ma ci portiamo dietro anche alcuni svantaggi, che se controllati e monitorati possono essere deviati o ammortizzati. Se la nostra motivazione nasce dalla nostra passione, talento e creatività siamo a buon punto, non c’è arma migliore della passione per renderci determinati a raggiungere gli obiettivi prefissati. Mentre se le vostre motivazioni sono, non voglio avere orari, non voglio avere capi, voglio essere capo e padrone, voglio arricchirmi, o simili state partendo con il piede sbagliato, e ve ne accorgerete presto.


2. Quali sono i miei obiettivi?

Gli obiettivi servono a darci una meta a cui arrivare, ma non per fermarci, ma per eccellere in quella, concretizzare qualcosa da una passione è indice di successo e consapevolezza di quello che stiamo facendo.Di solito scrivere i nostri obiettivi su carta o discuterne, confrontarsi con gli altri, possono aiutarci a capire davvero cosa vogliamo raggiungere.Senza obiettivi non avremo mai la vera fiamma creativa e unica nel suo genere a motivarci in quello che facciamo.

3. Ho delle competenze tecniche adeguate?

Dobbiamo conoscere il nostro potenziale e nello stesso tempo i nostri limiti, che ci permetterano di capire se possiamo entrare in “gara” con altre realtà. Come web designer ad esempio dovremo sicuramente conoscere alcuni software come Photoshop, Dreamweaver e linguaggi come HTML, CSS, JavaScript e qualche linguaggio dinamico PHP o ASP. Questa è la base, quindi se vogliamo diventare Web Designer Freelance e non conosciamo neanche uno di questi software – linguaggi iniziamo a studiarli oppure rinunciamo in partenza.

4. Quali sono le mie specialità?

Riesci ad individuare alcune specialità nelle quali eccelli? Se si puoi pensare di affinare ancora di più quelle tecniche per offrire sul mercato capacità e creatività unica. Queste specialità potranno servirti nei momenti di difficoltà emergendo su altre figure professionali che non abbiano la tua stessa capacità. Spesso possono tornare utili per spingere determinate azioni di marketing e visibilità, come creare determinati servizi o prodotti.

5. Posso entrare in concorrenza con gli altri?

La concorrenza a volte è spietata e saper di dover competere con certi colossi o figure consolidate lo dobbiamo mettere in conto. Se abbiamo la capacità e alcune specialità, potremo sicuramente pensare di entrare in concorrenza con altre figure professionali. Questa sembra una domanda stupida, ma se non abbiamo la capacità di dimostrare quello che sappiamo fare non andremo da nessuna parte.

6. Ho un buon numero di clienti all’attivo?

Seguire alcuni clienti mentre passiamo da lavoro dipendete a freelance è sicuramente un ottimo modo per ammortizzare i primi costi per la gestione di una partita iva o per altri beni. E’ sempre meglio, prima di fare il grande passo, avere alcuni clienti oppure interessanti collaborazioni per iniziare la nostra carriera. Se partiamo da zero cerchiamo, prima di fare il salto, di maturare queste collaborazioni e amicizie.

7. Il territorio in cui mi trovo è un punto strategico?

Il territorio in cui viviamo a volte può determinare il successo o meno della nostra carriera. E’ un dato di fatto che non avere la possibilità di muoversi o di essere in un punto strategico ci possa limitare in parte per alcuni progetti. Ricordiamoci che ci sono sempre servizi che possono eliminare le distanze ma a volte non ne possiamo proprio fare a meno. Un altro aspetto è il lavoro che ci può offrire la nostra città direttamente, quindi cerchiamo di fare una piccola analisi di mercato all’interno del nostro territorio.

8. Ho uno spazio in cui insediare il mio quartier generale?

Se decidiamo di diventare freelance dobbiamo avere uno spazio in cui lavorare, può essere la nostra casa, una stanza adibita a studio, un ufficio o un appartemento condiviso. Ogni cosa e persone superflue possono essere indice di distrazione quindi cerchiamo di organizzare in modo ottimale la nostra postazione di lavoro. Eliminiamo le distrazioni come tv o giochi e cerchiamo di avere tutto a portata di mano, fax, stampanti e materiale didattico.

9. Sono pronto a lavorare tutti i giorni?

Mettiamo il conto che quando diventeremo freelance dovremo essere capaci di organizzare ogni minima nostra attività, non avremo più le classiche 8 ore lavorative in cui svolgere il nostro lavoro. Le ore sono 24 e i giorni a settimana 7, starà a noi individuare le ore e i giorni più produttivi, questo non significa lavorare 24h su 24h, ma sicuramente neanche lavorare 4 ore al giorno. Una delle prime cose che capita e perdere la cognizione del tempo, e non dare più il valore di riposo il sabato e la domenica, purtroppo è normale e capita anche a me. Non dobbiamo per forza staccare del tutto la presa, ma possiamo quando ne abbiamo la possibilità, diminuire la mole di lavoro nel week end.

10. Sono pronto ai rischi?
I rischi ci sono e dobbiamo saperli affrontare come, la gestione economica della partita iva, cercare clienti in momenti di crisi, avere momenti morti. Purtroppo non tutto quello che si vuole si realizza per forza, vi è bisogno di sacrifici e tanta tanta pazienza. Se siamo disposti a correrre qualche rischio possiamo pensare di provare a diventare freelance e inseguire i nostri sogni. Sapere di poter incorrere in alcuni rischi non significa partire con l’idea di doverli subire per forza, conoscerli in partenza ci aiuterà nel organizzarci meglio e conviverci.

Conclusione

Prima di fare il salto da lavoro dipendente e freelance oppure inziare subito da freelance, queste 10 domande ti aiuteranno a capire effettivamente a cosa stai andando in contro. Se a queste 10 domande sei riuscito a rispondere in modo positivo, puoi pensare di intraprendere la carriera del freelance, mentre se su alcune hai ancora dei dubbi non aver paura, hai il tempo per maturare le tue esperienze e cercare di raggiungere i tuoi obiettivi.



Passiamo adesso ai consigli utili

Sono passati ormai diversi anni da quando ho intrapreso questa strada, con la quale sono riuscito a unire alla mia grande passione il mio lavoro attuale, sono cambiate tante cose ed evolute altre in modo positivo e voglio condividere con te alcuni consigli che mi sento di darti personalmente. Ricevo diverse email in cui mi viene chiesto cosa ne penso dei lavori, se è meglio rimanere dipendenti o freelance, di seguito ti lascio alcune mie personali riflessioni che consiglierei a chiunque abbia questi dubbi.

- Non avere paura

Di solito la strada di diventare Freelance può essere scelta per due principali motivi, il primo perchè nella situazione attuale non si è soddisfatti, oppure perchè è l’unica strada da percorrere. Soprattutto il primo motivo è il più difficile, in quanto nei maggiori dei casi stiamo lasciando un posto di lavoro più o meno sicuro, e ci inoltriamo su una strada mai percorsa prima. La paura di provarci può giocare un ruolo fondamentale e rimanere nella situazione attuale fin quando non accadrà un evento che ci farà capire effettivamente cosa vogliamo dal nostro lavoro. 
Ti consiglio di farti una semplice domanda: “Ad oggi il tuo lavoro ti soddisfa? Sei felice di quello che fai?” Se la tua risposta è SI, vuole dire che stai percorrendo la strada giusta, invece se la tua risposta è NO devi trovare il modo per essere soddisfatto di quello fai. Solo in questo modo potrai produrre con una marcia in più ed evolvere dai soliti schemi imposti dalla burocrazia aziendale.

- Il talento paga

Lo so detto in italia suona male, ma stai certo che se hai un vero talento, devi solo trovare il modo efficace di comunicarlo agli altri. Il primo metodo per comunicarlo agli altri è quello di farti conoscere sul web, di mostrare quello che puoi fare e che fai tutti i giorni. In questo modo, dimostrando concretamente cosa puoi fare grazie alla tua passione/talento avrai una marca in più rispetto agli altri.

- Credere nelle proprie capacità

Solo credendo in se stessi e nelle proprie capacità puoi fare la differenza su tutti i campi. Sappiamo tutti che esisterà sempre una persona più brava e capace di noi, ma questo non deve pregiudicare la nostra considerazione. Pianifica degli obiettivi personali e non arrenderti mai fino a quando non raggiungi tutti i tuoi obiettivi.

- Non mollare ai primi insuccessi

Come scrivevo prima è normale cadere in qualche buca, durante una camminata in una strada buia mai percorsa prima, l’importante è sapersi rialzare, sempre. Questi errori possono sicuramente farci crescere e maturare su diversi punti di vista, spesso gli insuccessi all’estero sono visti in modo positivo, in quanto vuol dire che almento ci hai provato. Gli insuccessi o gli errori sono utili occasioni per dimostrare di saper fare meglio e superarli. 



- Non pensare di farcela da solo 

Un grande errore che fanno in molti una volta diventati Freelance è quello di chiudersi nel loro ambiente, senza condividere nulla e senza creare una rete di connessioni. Questa rete di connessioni sono preziose, avere una rete di conoscenze dirette ti permette di entrare in contatto con altre realtà e collaborare su diversi progetti insieme. Soprattutto noi Freelance ci accorgeremo dopo alcuni mesi che mancherà il senso di gruppo se rimarremo chiusi e da soli, questo non deve succedere. Consiglio sempre di conoscere nuove persone nello stesso settore, fare un passo avanti e non fermarsi ai pregiudizi “No. Lui è un mio concorrente!” Inoltre è utile partecipare a Eventi, Forum, Gruppi che diano la possibilità di confrontarsi con gli altri professionisti del settore. Solo in questo modo riuscirai a continuare a crescere, confrontandoti con altre visioni e idee.

- Circondati di sole persone fidate

Avere una interessante rete di conoscenze di permette come scrivevo prima di entrare in contatto con diverse persone, ed eventuali collaborazioni. Ricordati sempre di filtrare bene i tuoi contatti, e prima di dare piena fiducia fai bene i tuoi controlli. Basta una sola persona all’interno della tua visione per andare fuori strada, e risalirla non sarà per niente facile.

- Svendersi può capitare

Io sono la prima persona ad essere contrario nello svendere la propria professionalità, ma soprattutto all’inizio della carriera può capitare, per creare portfolio o farsi conoscere. In quel primo momento se tornassi indietro mi avrebbe fatto piacere un articolo del genere, che mi consigliasse di svendersi in modo intelligente e non da stupidi.


"Progetto per un portale: Quotazione Proposta 50.000€
Il brand te ne concede solo 30.000
Siamo stati svalutati di 20.000€ cosa scegli?"


Può e potrebbe capitare in futuro, che pur di mettere la firma a un lavoro grosso, sia necessario applicare qualche sconticino di troppo, aspetto da rispettare e scegliere a seconda della propria testa.

- Lavorare Gratis? Possibilmente MAI!
Un altro aspetto che sconsiglio vivamente e lavorare gratis, non fatelo neanche per il vostro migliore amico, sprecherete tempo prezioso. Non posso fare nomi ma durante la mia carriera di Freelance, ho avuto alcune richieste di lavoro da grandi brand musicali a costo zero, in cui si richiedeva professionalità, ma in cambio solo la possibilità di inserire il lavoro ultimato in portfolio. Conosco anche cari colleghi che pur di mettere la firma a un lavoro di un grande brand, o si sono svenduti o addirittura hanno lavorato per diversi mesi gratuitamente. Ne vale la pena? Voi lo fareste? Io non l’ho mai fatto e quando questi personaggi mi richiedono un lavoro, ho un valore di quotazione maggiore dagli altri, e ora chiedetevi il motivo… Questo per consigliare vivamente di non svendersi mai, o almeno con giusta causa, e non lavorare mai a lavori totalmente gratuiti. Capisco anche che però inizialmente e con i tempi che corrono e la nostra famosissimi mentalità all'italiana, dove questa professione è sotto i tacchi delle scarpe, sia una cosa che capiti spesso e volentieri per la felicità sopratutto dei grossi clienti. Cercate di evitare a meno che non siate costretti, di certo regalare a destra ed a manca non vi farà più pubblicità di un blog.

Fonte:www.juliusdesign.net

mercoledì 28 maggio 2014

Diventare grafici… i primi rudimenti





Da grande voglio fare il grafico pubblicitario… ma grande sono già e ho fatto il liceo classico…. devo arrendermi per sempre? Secondo voi vi risponderò di sì? Assolutamente no… chi segue questo blog da un po’, e quindi mi conosce, sa che, ahimè, sono un’irrecuperabile ottimista per quando riguarda disegno e lavoro.

Sogni di fare il grafico? Se ti impegni ci riuscirai! L’impegno è indispensabile però.


Diamo una definizione: Quello del grafico pubblicitario ( o anche se si vuoleDesigner) è un lavoro piuttosto richiesto, in generale, si tratta di una figura che si occupa di: grafica marchi o logotipi, immagine coordinata di una realtà aziendale più o meno grande,di packaging, di progettazione editoriale, pubblicitaria, di manifesti, riviste, libri, giornali. In particolare, quindi, egli, attraverso l’uso di vari strumenti tecnologici, come ad esempio adeguati programmi di grafica computerizzata, progetta biglietti da visita, locandine, manifesti, anche immagini e marchi che rappresentino un esercizio commerciale od anche un intera azienda.

Ok ripartiamo dall’inizio… a chi mi chiede: “Come posso diventare un grafico?” ovviamente la risposta è: “Scegli una scuola superiore ad indirizzo artistico e poi una laurea in nuove tecnologie per le arti, comunicazione o marketing.” Certo, questa è la trafila perfetta, poi seguirà uno stage in qualche studio grafico ed alla fine una buona offerta di lavoro… ed ecco che per magia diventi grafico professionista… Ma se non hai avuto la possibilità di frequentare scuole di grafica? "Prendiamo ad esempio una mia amica che nel 1998 si è diplomata all’Istituto d’Arte… sezione Decorazione Pittorica! All’epoca non avevano nemmeno una sala computer e quello che gli insegnavano era falsificare quadri famosi (ok scherzo! Ma il concetto non si discostava molto). Eppure è diventata una grafica oggi ugualmente."

Io per esempio a forza di prove ho iniziato ad imparare da autodidatta. Nessun corso, nessuna scuola, nessun manuale. Il primo computer era un 486 con lo schermo a led verdi non proprio il massimo per un grafico

Oggi le cose sono molto più semplici, i ragazzi crescono fin da piccoli con le nuove tecnologie e il computer è alla portata di tutti. Se stai leggendo questo articolo significa che anche tu ne hai uno o sai usarlo! Inoltre la potenza delle macchine si è moltiplicata a vista d’occhio per cui è molto probabile che anche il tuo pc possa supportare un programma di grafica come Photoshop o Illustrator. Sono presenti inoltre delle lezioni sul nostro blog nella sezione APPUNTI DI GRAFICA per farti muovere i primi passi in questa tua nuova avventura. Direi che è una buona partenza!


Cosa serve per diventare grafici?

Oggi, questo lavoro, nell’epoca di Internet 2.0 ( che vuol dire l’epoca dei Social Media ovvero i Social Networks come Facebook, Twitter e via dicendo) ha ampliato le sue potenzialità, in quanto all’interno delle cose da saper e poter fare rientra quella della progettazione di un sito web e relativa immagine coordinata con l’azienda. Da sottolineare che, anche se è fondamentale l’uso di appositi programmi informatici per la grafica, è altrettanto importante riuscire ad avere una buona dose di creatività e bravura nel disegno per poter eseguire schizzi manualiin base al brand e poterli poi sviluppare attraverso l’uso del supporto informatico.

Ma vediamo con precisione cosa bisogna studiare e come fare per diventare ufficialmente un grafico pubblicitario. Prima di tutto non è importante aver fatto studi artistici come molti dicono, come ad esempio l’Istituto d’arte che contempla tra i suoi indirizzi quello Grafico Visivo. Studiare elementi di storia dell’arte, di Design è per il futuro grafico non è sempre indispensabile (Ma di certo aiuta, l'importante e che ampliate la vostra mente, ma non per forza questo avviene con lo studio, bisogna in primis essere dei bravi osservatori e poi viene tutto il resto, conosco molti grafici che hanno fior fior di anni e studi all'occhiello e poi non sono capaci di inventare nulla). Formarsi una cultura grafica di partenza è spesso fondamentale e vincente per diventare un buon grafico, ma si corre anche il rischio di sopprimere completamente il senso innato di fantasia e ritrovarsi solo a copiare quello che si è studiato. Da un certo punto di vista l'ignoranza garantisce maggiore originalità, perché, come già prima ho accennato, si evita il pericolo di essere troppo influenzati dai propri studi. 

Comunque per chi invece preferisce avere anni di studio alle spalle ho citato prima l’Istituto d’arte ma anche il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti possono dare una formazione adeguata. Ci sono poi strutture universitarie come il DAMS ( Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) di Bologna ( ma è presente anche in altre città italiane ) che offrono la possibilità di prepararsi ancora meglio nel campo delle arti grafiche e visive. C’è poi la possibilità di partecipare a corsi e master che possono aiutare concretamente nella formazione mirata alla pubblicità e al marketing e soprattutto dare ottimi strumenti per il lavoro.

Per diventare grafici non basta solo saper usare bene i programmi di grafica, (indispensabili Adobe Photoshop, Illustrator e Indesign) bisogna anche avere idee, la creatività è indispensabile. Dove troviamo le idee? Da qualunque cosa. Incominciate a guardarvi in giro in qualunque posto siate, traete spunto da tutto, guardate i graffiti sui muri, i cartelloni pubblicitari, comprate centinaia di riviste, andate ad una mostra, leggete libri o andate al cinema, tutto quello che ci circonda può diventare un’idea, anche nella vita di tutti i giorni. Usate le vostre esperienze, e se potete, viaggiate molto ed incontrate nuove culture. Portatevi sempre dietro una macchina fotografica digitale e un quadernetto per appuntarvi idee e schizzi, non si sa mai quando torneranno utili. Inoltre nella nostra sezione BENI PUBBLICI ci sono liste ed elenchi di siti che riportano raccolte di lavori o forniscono materiale "pre-confezionato" gratuitamente

Non dimentichiamo mai che in questo campo, la professionalità è soprattutto legata alla capacità di aggiornarsi continuamente su tutte le novità sia in campo pubblicitario che tecnico ( nuove tendenze e nuovi programmi di computer grafica). Inoltre, il grafico pubblicitario dovrà destreggiarsi sempre tra gli aspetti funzionali del suo lavoro e quelli estetici, ovvero deve saper fare cose che piacciono, belle visivamente ma anche utili allo scopo, funzionali e funzionanti sotto il profilo del marketing. Poi dovrà anche tenere conto delle spese, ovvero deve esserebravo a fare lavori che non risultino troppo dispendiosi per l’azienda e quindi deve saper contenere la spesa globale per la sua campagna pubblicitaria. In realtà, il grafico, formatosi come tale, non è specificamente anche un pubblicitario e verrà spesso affiancato da un altro professionista per poter concludere al meglio il suo lavoro, poiché quello del pubblicitario è un mestiere a tutto tondo.

Poi ovviamente servono gli strumenti fisici, oltre al computer (o Mac… anni fa il Mac era l’unica scelta per chi voleva fare grafica seriamente ma al giorno d’oggi, sono dell’opinione, che nonostante si dica che i Pc equivalgono i Mac, e che siano ugualmente affidabili costando molto meno, i Mac restano comunque i Mac e la loro velocità e leggerezza in questo lavoro vi servono fino all'ultima goccia) la Bibbia del grafico è la mazzetta Pantone®.



I Pantoni® sono dei colori codificati e riconosciuti universalmente, ne esistono di vari tipi in base al supporto su cui dovete stampare ad esempio: Uncoated per carta opaca, Coated per carta lucida oppure Matte una via di mezzo tra lucido e opaco. Esistono inoltre Pantoni® pastello, metallici o per altri supporti diversi dalla carta.

Prendiamo una mazzetta Pantone® standard:
solid coated o uncoated, su ogni colore ci sono varie scritte, come potete immaginare una tipografia o azienda che stampa non può fisicamente acquistare tutti i Pantoni® della mazzetta, ne acquista una gamma principale e poi li mescola per ottenere le altre tinte, sotto ogni colore trovate le “ricette” per ottenere quella tinta. Poi ovviamente ogni azienda ha le sue personali ricette in base alla macchina ed alla carta che usa.



Guardate ancora i colori, avete notato che su alcuni ci sono 4 puntini neri? Quei 4 puntini significano che in caso di quadricromia si riuscirà ad ottenere lo stesso colore del Pantone® pur simulandolo… per molti colore Pantone® è impossibile ottenete l’esatta corrispondenza in quadricromia (ovvero usando cyan, magenta, yellow e black combinati per ottenere tutte le tinte). Per aiutarvi esiste una mazzetta Pantone®, Color Bridge, che vi fa vedere il colore pieno e il risultato che otterrete in quadricromia.

Ora fate anche un altro controllo, prendete il Pantone® 648C e confrontatelo al 648U…. stesso numero ma colore completamente diverso, questo e’ un esempio lampante di come il colore sarà diverso da carta opaca a carta lucida, tenetelo a mente quando dovrete riprodurre un logo che ha un colore specifico e fatelo notare anche ai vostri clienti se optano per una carta opaca rispetto una lucida. E’ impossibile ottenere lo stesso colore sulla carta lucida e su quella opaca… per questo esistono 2 mazzette Pantone®!

C’e’ poi una mazzetta Pantone® che si rivelerà particolarmente utile in caso di retini. I retini sono percentuali di colori pieni, ad esempio se volete stampare un grigio potete usare un colore Pantone® oppure un retino del Nero, praticamente prendete il Nero schiarite in percentuale, se volete un grigio chiarissimo al 10% e poi salite per scurirlo, il nero al 100% è un nero pieno.

Tutte le altre informazioni di cui potete aver bisogno riguardo i Pantoni® potrete trovarle sul sito www.pantone.com.



Un’altra cosa molto utile che dovrete sicuramente usare e’ lo scanner. Le scansioni di cui avrete bisogno non si possono di certo ottenere con lo scanner da 80 euro che avete a casa, serve una macchina professionale pertanto valutate se vale la pena acquistarla o farvi fare le scansioni da una fotolito, solitamente si pagano a cm quadrato e la cifra varia da posto a posto.

Sarà poi sicuramente molto molto molto utile avere il vostro monitor tarato per la stampa. Tarare il monitor significa calibrare i colori per vedere a video gli effettivi colori che usciranno in stampa… ora, una calibrazione perfetta è impossibile, a meno che non acquistiate un monitor da 10.000 euro o più, però esistono dei piccoli calibratori (una specie di mouse che si appende al monitor per tararlo, l’operazione dura qualche minuto e si deve fare mediamente una volta al mese) con cui si ottengono ugualmente dei risultati apprezzabili anche su monitor di fascia media.

Ora che avete gli strumenti e le idee dovete stendere il vostro progetto. E qui iniziano i problemi ed entra in gioco l’esperienza. Prima di iniziare a buttare giù qualunque cosa avete assoluta necessità di sapere alcuni dati dai quali dipenderà la realizzazione del lavoro.


1. Quante copie saranno stampate? Vi farete questa domanda perchè in base al numero di copie sarete in grado di capire se la stampa verrà fatta in digitale o in macchina. 

La stampa digitale è un tipo di stampa che si esegue direttamente dal vostro file su delle stampanti professionali, per intenderci come la vostra stampantina A4 ma molto più grandi, costose e precise. La stampa digitale conviene quando si devono fare poche copie, ad esempio se dovete realizzare 200 copie di un biglietto in cui ogni 50 cambia il logo principale. Diventa invece molto costosa su grandi tirature.

La stampa in macchina o produzione invece necessita di un impianto stampa, praticamente il vostro file viene diviso in base ai colori, per ogni colore si fa una lastra o una pellicola (impianto stampa) con le quali si stampa attraverso una macchina con dei veri colori che vengono miscelati sapientemente da uno stampatore (lavoro affatto semplice e che richiede tantissima esperienza).



Se avete tanti colori o fotografie la stampa diventa in quadricromia per cui si creano 4 impianti, uno per il blu (C= cyan), uno per il giallo (Y=yellow), uno per il rosso (M=magenta) e uno per il nero (K): CMYK. I colori vengono trasformati in puntini (linee di stampa) da chi realizza gli impianti e sommati uno all’altro formano i colori e le sfumature. Sull’argomento ci sarebbero da spiegare centinaia di cose ma per il momento questo piccolo riassunto è sufficiente.

La stampa in macchina essendo molto laboriosa, e necessitando di un avvio macchina nel quale il lavoro viene tarato, è conveniente solo per grandi tirature, se fate tanti pezzi diventa molto più conveniente della stampa digitale.

La qualità di stampa tra le due tecniche al giorno d’oggi è quasi identica, fino a qualche anno fa la stampa in macchina era nettamente superiore ma con l’arrivo delle ultime tecnologie le differenze sono davvero minime, l’unica pecca della digitale è che se dovete stampare un colore a Pantone® non avete la certezza che venga identico in quanto va a simulare il colore e non ad usare il colore fisico, per la stessa logica, non potete stampare colori particolari, ad esempio Pantoni® fluorescenti, dorati etc.

2. Quale carta useremo? Può sembrare un’informazione superflua ma è molto importante saperlo perchè se scegliamo una carta opaca i colori avranno un effetto molto più spento, i Pantoni® di riferimenti saranno in versione U (=Uncoated) e l’effetto finale sarà decisamente diverso rispetto una carta patinata come già accennavo prima. Se scegliamo una carta lucida useremo i Pantoni® in versione C (=Coated) e i colori resteranno brillanti e accesi.



A mio parere entrambi i tipi di carta sono bellissimi e sta ad un bravo grafico decidere quali usare ed in quali occasioni… e ovviamente anche il budget che abbiamo a disposizione!!!

Inutile dire che esistono migliaia di tipi di carte per cui avrete solo l’imbarazzo della scelta.

3. Saranno plastificati? Se il nostro lavoro è plastificato chi lo eseguirà saprà consigliarci la carta più oppurtana da utilizzare, che la plastificazione sia lucida od opaca a livello di file non cambia molto, useremo sempre i Pantoni® in versione C in quanto la carta di base non sarà mai opaca (altrimenti la plastificazione non aderirebbe bene). A livello estetico cambia moltissimo invece. La plastificazione lucida da un effetto brillante ed aggressivo mentre quella opaca risulta più sobria ed elegante, unica pecca è che si striscia facilmente maneggiandola.

Se decidete di plastificare il vostro lavoro tenete presente che in alcuni casi, sulle pieghe di fustellatura, (se fate un invito ad esempio ci sarà una piega al centro, si chiama di fustellatura perchè viene fatta attraverso una fustella metallica) potrebbe screpolarsi leggermente, cosa che si noterà di più se il colore di fondo è scuro.

4. Ci saranno vernici o rilievi? Tutte le lavorazioni extra vanno pensate fin dall’inizio, il loro costo solitamente incide parecchio sul lavoro per cui bisogna pensare attentamente a come ed in che modo utilizzarle.

Ad esempio se decidiamo di stampare un logo in vernice ludica spessorata per avere un effetto: biglietto opaco/logo lucido, dovremmo tener conto che il logo non dovrà essere troppo piccolo perchè alcuni dettagli potrebbero perdersi, stessa cosa vale per il rilievo. Inoltre ricordate sempre che con queste tecniche di stampa è meglio non stampare sopra a pieghe, vale lo stesso discorso della plastificazione solo che in questo caso è certo che la vernice screpolerà.

Tutti questi dettagli si possono acquisire solo con l’esperienza e molti grafici credono che non sia indispensabile saperli… sbagliato! Un bravo grafico DEVE conoscere anche le problematiche di stampa per poter realizzare nel modo migliore il suo lavoro. E’ inutile progettare una cosa splendida ma fisicamente irrealizzabile!!!

Spero di avervi dato una panoramica soddisfacente del mondo dei grafici e della stampa. Si potrebbero scrivere libri e libri su questo mestiere, per nulla semplice, ma a volte a mio parare l’esperienza sul campo è meglio di qualunque corso o scuola!

Fonte: 

www.disegnamo.it 
news.biancolavoro.it

PS - 8 - Metodi di Fusione





Otto Metodi di Fusione che non possono mancare dalla cassetta degli attrezzi dell'utente di Photoshop. 




















Molto semplicemente, le modalità di fusione dei livelli ci forniscono un mezzo per far interagire i livelli tra di loro, in modo da poterli "combinare" con il/i livello/i sotto di essi.

Senza le modalità di fusione l'unica possibilità a nostra sarebbe stata quella di ridurre l'opacità (o riempimento) di un livello, utile ma di solito non sufficiente.
Con le modalità di fusione, si apre un mondo di possibilità creative, specialmente se usate in combinazione con le maschere di livello, esse possono risultare estremamente utili in qualsiasi campo dell'editing grafico e fotografico.
Ogni metodo di Fusione funziona confrontando i pixel del livello a cui viene applicato con i pixel corrispondenti del livello sottostante (o dei livelli sottostanti). Ciò che differisce tra i vari metodi sono le informazioni (relative a ciascun pixel), che vengono considerate (luminosità, saturazione, colore ...) e il modo in cui le informazioni relative ai due pixel corrispondenti sono elaborate per generare il risultato, ossia il pixel finale.

 
    
Tutte le modifiche apportate con i metodi di fusione sono calcolate in base ai pixel effettivamente presenti nei livelli presi in considerazione. Le modifiche non sono mai distruttive e si può sempre ritornare sui propri passi, modificare le impostazioni delle modalità di fusione e regolarle in base alle proprie specifiche esigenze senza alterare permanentemente l'immagine. L'intensità dell'effetto dei vari tipi di fusioni può essere dosata modificando l'opacità del livello considerato o addirittura del livello sottostante.


Le Modalità di fusione dei Livelli: eccole suddivise in base alle tipologie di risultati che si ottengono

applicandoli all'immagine.
Attiva il rollover con il mouse per visualizzarli.Lo sapevi che in realtà non serve davvero conoscerle tutte alla perfezione?
Se le conosci tutte, certo non guasta.
Ma basta conoscere le otto principali per riuscire a cavarsela nella maggior parte dei casi.

Scurisci K 
Gruppo Scurisci
Moltiplica M 
Gruppo Scurisci
Schiarisci G 
GruppoContrasta
Scolora S 
GruppoContrasta
Sovrapponi O
GruppoContrasta
LuceSoffusa F
GruppoContrasta
Colore C
Gruppo HSL
Luminosità Y 
Gruppo HSL




A sinistra uno schema con quelle che andremo a considerare. Qui a fianco trovi anche il relativo tasto di scelta apida (Shift+Alt+lettera corrispondente).

A destra le modalità che ci interessano evidenziate. Ho ritenuto opportuno inserire anche le corrispondenti voci in inglese.





Scurisci (K)
Una modalità affatto lineare. Viene confrontato il colore dei pixel del livello soprastante e il colore dei pixel del livello sottostante e viene mantenuto il colore più scuro tra i due eliminando quello più chiaro. I pixel più scuri vengono mantenuti, quelli più chiari eliminati. Quindi sostanzialmente tutti i toni più scuri vengono mantenuti. E' interessante sapere che questo meccanismo viene attuato canale per canale, vale a dire che il calcolo viene applicato a ciascuno dei tre canali di colore RGB separatamente.

Moltiplica (M)
Forse il miglior modo per scurire. Funziona moltiplicando i livelli di luminanza dei pixel del livello corrente con i pixel del livello sottostante. Si potrebbe pensare ad una serie di diapositive identiche montate sullo stesso proiettore o che i diversi colori, si sovrappongono determinando un effetto che per certi versi può ricordare quello degli evidenziatori quando si ripassa sullo stesso punto. La luce che passa attraverso le aree più chiare perderà a poco a poco di intensità e quella che passa attraverso le aree più scure diminuirà ovviamente molto di più. Naturalmente il risultato è sempre più scuro. Se si moltiplica un qualsiasi colore col nero si ottiene sempre un nero (il colore più scuro). Se si moltiplica un qualsiasi colore col bianco questo viene totalmente ignorato, (come se non ci fosse).Ottimo per far emergere le ombre e per scurire i colori più chiari ispessendo quelli più scuri. L'effetto collaterale di questo metodo è che produce contemporaneamente anche una certa saturazione dei colori. La cosa potrebbe tornare utile. Attenzione che se si moltiplica un'immagine per una propria copia in bianco e nero l'effetto che si ottiene è solo di scurimento e ovviamente non di saturazione.Tecnicamente possiamo dire che il livello attivo viene moltiplicato per il livello di sfondo. Il colore neutro di riempimento è il bianco.

Schiarisci (G)
È l'opposto del metodo di fusione Scurisci. Viene confrontato il colore dei pixel del livello soprastante e il colore dei pixel del livello sottostante e viene mantenuto il colore più chiaro tra i due eliminando quello più scuro. I pixel più scuri vengono eliminati quelli più chiari mantenuti. E' interessante sapere che anche in questo caso il meccanismo viene attuato canale per canale, vale a dire che il calcolo viene applicato a ciascuno dei tre canali di colore RGB separatamente.

Scolora (S)
E' simile al metodo di fusione Schiarisci, ma più intenso. Rimuove i pixel più scuri dando come risultato delle transizioni più morbide. Funziona un po' come il metodo di fusione Moltiplica, solo che moltiplica i pixel chiari (al posto di quelli scuri). Il colore risultante è sempre più chiaro. La cosa interessante qui è che se si scolora un qualsiasi colore col nero questo viene totalmente ignorato. Di conseguenza lo schiarimento non avrà effetto sulle parti dell'immagine che sono nere e il nero si comporta come se non ci fosse. Scolorando con il bianco, si ottiene sempre il bianco. Per analogia, immagina il livello selezionato e ciascuno dei livelli sottostanti come se fossero diapositive con il relativo proiettore, ciascuno dei quali (una diapositiva per ogni proiettore), puntato sullo stesso schermo. Oppure puoi anche immaginare di fare due scatti alla stessa immagine, ma sullo stesso fotogramma come veniva fatto una volta con le le macchine a pellicola, per scopi particolari. L'immagine sarà più chiara. Ecco l'effetto Scolora. Questo è un buon metodo per spazzar via un po' di neri mantenendo i bianchi. Il colore neutro di riempimento è il nero, dal momento che non introduce alcun cambiamento.

Sovrapponi (O)
E' il primo dei sette metodi di pura luminosità. Schiarisce i valori chiari e scurisce gli scuri. Una sorta di combinazione del metodo di fusione Scolora sui pixel più chiari e del metodo Moltiplica su quelli più scuri con i toni medi (il grigio al 50%) considerati neutri e quindi trasparenti. Scolora i colori più chiari e moltiplica quelli più scuri, saturando il risultato. Una differenza tra il metodo di fusione Sovrapponi e gli altri metodi di fusione di contrasto, è che effettua i suoi calcoli in base alla luminosità del livello sotto il livello attivo, tutte le altre modalità di contrasto fanno i loro calcoli in base alla luminosità del livello attivo. Per ottenere risultati simili alla modalità Overlay, ma in cui il metodo di fusione favorisce il livello attivo, utilizza il metodo di fusione Hard Light (che utilizza la stessa,matematica ma favorisce il livello attivo). Un'altra cosa da notare per il metodo di fusione Sovrapponi, è che esso e il metodo di fusione Hard Light sono versioni commutate l'una dall'altra. Questo significa che applicando il metodo di fusione Sovrapponi al livello attivo, avresti lo stesso effetto di applicare il metodo di fusione Hard Light al livello sottostante e poi scambiare l'ordine dei livelli. Il trucco del metodo Sovrapponi. Si tratta di una tecnica relativamente poco conosciuta e che permette di scurire o schiarire parti dell'immagine solamente pennellandoci sopra con il colore nero oppure con il bianco. Come prima cosa bisogna creare un livello vuoto che va poi riempito con il grigio al 50 % e quindi va messo in modalità Sovrapponi (il grigio al 50 % in modalità sovrapponi risulta a tutti gli effetti come se non ci fosse). A questo punto è sufficiente pennellare sopra con un pennello nero (solitamente molto sfumato) per scurire le aree sottostanti; un pennello bianco invece schiarirà le relative aree sottostanti. Se abbinato ad una maschera di luminosità gli effetti che si possono ottenere sono davvero molto interessanti. Il colore neutro di riempimento è il grigio, dal momento che non introduce alcun cambiamento.

Luce soffusa (F)
Possiamo considerarlo una variante del metodo di fusione Sovrapponi, ma si traduce in un risultato meno incisivo, più morbido e più delicato con un effetto nelle alte luci e nelle ombre di leggera trasparenza. Utilizza una combinazione della modalità di fusione Scolora sui pixel più chiari e del metodo di fusione Moltiplica sui pixel più scuri. Possiamo in qualche modo considerarlo una commistione dell'applicazione di entrambe le modalità. Il colore neutro di riempimento è il grigio, dal momento che non introduce alcun cambiamento.

Colore (C)
Trasferisce la Tonalità e la Saturazione (i colori) del livello attivo alla luminanza del livello sottostante. Mantiene il "colore" del livello attivo e lo trasferisce al livello sottostante (un modo pratico per cambiare il colore ad un'immagine). Un'altra cosa da notare del metodo di fusione Colore è che esso e la modalità di fusione Luminosità sono versioni "interscambiabili" l'una con l'altra. Questo significa che se applichi il metodo di fusione Colore al livello attivo è come se applicassi il metodo di fusione Luminosità al livello sottostante e poi invertissi l'ordine dei livelli. Tutte le modifiche apportate con i metodi di fusione sono calcolate in base ai pixel effettivamente presenti nei livelli presi in considerazione. Le modifiche non sono mai distruttive e si può sempre ritornare sui propri passi, modificare le impostazioni delle modalità di fusione e regolarle

Luminosità (Y)
Trasferisce la luminanza del livello attivo alla Tonalità e alla Saturazione (colore) del livello sottostante. In questo modo i colori del livello sottostante si fondono con il livello attivo e si sostituiscono ai colori lì presenti. Un'altra cosa da notare del metodo di fusione Luminosità è che questa modalità di fusione e la modalità Colore sono versioni "interscambiabili" l'una con l'altra. Questo significa che se applichi il metodo di fusione Colore al livello attivo è come se applicassi il metodo di fusione Luminosità al livello sottostante e poi invertissi l'ordine dei livelli.

Tutte le modalità di Contrasto lavorano schiarendo i pixel più chiari, scurendo i pixel più scuri e non considerando il grigio medio (grigio al 50%). Esse funzionano controllando se i colori sono più scuri o più chiari del grigio medio. Se sono più scuri del grigio medio vengono allora scuriti. Viceversa, se i colori sono più chiari vengono invece schiariti. Il punto centrale con il grigio medio al 50% fa da spartiacque.

Tutte le modalità del gruppo HSL tendono a trasferire delle informazioni di Tonalità, Saturazione, Colore o Luminosità da un livello a quello sottostante.

Scorciatoie da tastiera

Per utilizzare i tasti di scelta rapida, lo strumento in uso non deve essere uno degli strumenti di pittura di Photoshop, (niente strumenti Pennello, Pennello correttivo, Timbro, Gomma, etc ...). Questo perché gli strumenti di pittura e la sezione di editing hanno delle loro 
proprie modalità di fusione, che 
hanno la precedenza sugli altri comandi. Quindi, prima di utilizzare i tasti di scelta rapida, assicurarsi di non aver uno di questi strumenti in uso.
Peraltro le scorciatoie da tastiera sono le stesse e si attivano premendo i tasti Shift+Alt+(lettera corrispondente alla modalità prescelta). Tanto per fare un esempio al metodo moltiplica corrisponde la la scorciatoia da tastiera Shift+Alt+M.

Semplificazione matematica
Per ultimo, come ciliegina sulla torta un cenno velocissimo ai calcoli matematici che stanno dietro le quinte dei metodi di fusione. Dal momento che i metodi di fusione lavorano con valori di luminanza e poiché i livelli di luminanza appaiono come valori da 0 a 255 in Photoshop, potremmo ovviamente pensare che Photoshop esegua i suoi calcoli basandosi su questi valori.
Tuttavia, dietro le quinte, Photoshop "semplifica" i valori di luminanza prima di effettuare i suoi calcoli. Il punto massimo di luminanza, (il bianco, 255) diventa 1, il punto minimo di luminanza (il nero, 0) rimane 0 e il 50% di grigio diventa 0,5. Tutti i calcoli delle varie modalità di fusione avvengono nella ristretta gamma di valori che vanno da 0 a 1. E' importante capire questo tipo di semplificazione, in modo da poter comprendere che le cose non sono come potrebbero sembrare. In questo modo, con valori compresi tra 0 e 1, i risultati non sono certo quelli che ci aspetteremmo se i valori computati andassero da 0 a 255.

Molte volte i metodi di fusione vengono utilizzati per creare risultati d’impatto e addirittura esasperati (per esempio foto con contrasto e/o saturazione molto alti). Noi invece vogliamo farne un uso più soft, volto soprattutto a ottimizzare alcune tecniche di postproduzione e a preservare alcune caratteristiche dell’immagine che altrimenti sarebbero degradate in modo collaterale da alcuni strumenti di Photoshop.

I metodi di fusione nella post produzione

Il momento nel quale utilizzo maggiormente i metodi di fusione è quello in cui applico lo sharpening alla mia foto. Come ho spiegato in modo più approfondito anche nell’articolo sullo sharpening, i metodi di fusione possono tornare molto utili:

Metodo Colore
Prima

Dopo (I riflessi rossi sono più accentuati)


Come potete vedete qui sopra, applicando il metodo di fusione Colore sul livello in primo piano e applicando lo sharpening solo sui livelli sottostanti, si preservano i colori. Lo sharpening serve infatti solo per aumentare il microcontrasto della foto che è una proprietà della luminosità e non del colore. Alcune tecniche di sharpening che Photoshop ci mette a disposizione hanno l’effetto collaterale di alterare i colori e in questo modo lo eviteremo. Un risultato analogo si può ottenere applicando lo sharpening sul livello in primo piano e impostanto come metodo di fusione Luminosità. Tuttavia preferisco il primo approccio poiché mi consente di lavorare più comodamente sullo sharpening su più livelli in modo selettivo.


MetodoColore più scuro
Prima

Dopo (Aumenta la definizione ed il colore dei tetti è più scuro)

Inoltre quando ci si vuole spingere oltre il limite con lo sharpening, può essere utile applicarlo su un livello con metodo di fusione “Colore più scuro” per eliminare i possibili artefatti (come nella foto sopra).

Ma come stiamo per vedere, le applicazioni dei metodi di fusione non si limitano alla sola fase di sharpening:



Prima

Dopo (I dettagli sono più marcati e i rossi sono più accentuati)

Nella foto qui sopra ho dupplicato il livello di sfondo e sul livello creato ho applicato la maschera di contrasto (Filtro->Nitidezza->Maschera di contrasto) impostando come metodo di fusione “Colore” e applicando il livello solo sugli edifici a destra del duomo e sulla scalinata mediante le maschere di livello. La maschera di contrasto ha l’effetto collaterale di aumentare oltre che il contrasto anche la differenza di tonalità tra i colori sui bordi. Per esempio, se ho un bordo che separa rosso e verde, in prossimità del bordo aumenterà la saturazione sia del rosso che del verde. Impostando quindi la maschera di contrasto sul metodo “colore”, avremo come risultato solo questo effetto, senza che il contrasto della foto cambi (il contrasto è una proprietà della luminosità e non del colore). Consiglio fortemente questa tecnica nel caso vogliate aumentare la saturazione di una zona della foto con dettagli molto fini: in questo modo la saturazione verrà aumentata in modo “intelligente”, mentre un aumento di questa con i metodi tradizionali porterebbe a un risultato meno piacevole. Ovviamente non c’è una regola, è sempre meglio sperimentare i vari metodi e scegliere quello che ci sembra migliore.

Un altro consiglio che do è quello di applicare le regolazioni saturazione, vividezza e correzione colore selettiva solo sul colore e non sulla luminosità. In caso contrario, soprattutto con correzioni massicce, si rischia che le modifiche dei colori risultino innaturali e non omogenee sull’immagine (creerebbero una sorta di effetto pellicola sulla foto). Per applicare queste regolazioni solo sul colore dell’immagine bisogna usare i livelli di regolazione abbinati al metodo di fusione Colore e non il classico metodo Immagine->Regolazioni... .

Spesso invece può capitare che strumenti come curve, valori tonali e maschera di contrasto degradino i colori della foto. In questo caso sarà sufficiente fonderli con gli altri livelli attraverso il metodo Luminosità.

Il consiglio è sempre quello di usare il più possibile la fantasia senza aver paura di sperimentare (dopotutto c’è sempre Ctrl+Z a darci una mano). Con i metodi colore più scuro e colore più chiaro per esempio, potrete modificare il contrasto solo nelle zone più scure o più chiare dell’immagine, potrete applicare una maschera di contrasto solo sul lato scuro/chiaro dei bordi, e moltissime altre applicazioni. Il trucco sta nel trovare il metodo giusto per ogni foto (o per ogni zona della foto) e a tal fine non bisogna far altro che provare e riprovare!

Ed ecco una serie di video più esplicativi presi da youtube!


Presentazione

Le fusioni atipiche

Gestire le fusioni

Categorie Scurire e schiarire

Categoria Contrasto

Categoria Comparativa

Categoria Colore


Fonte: www.labcolor.eu www.simonepomata.com