Google+ Applicazioni Grafiche: Diventare grafici… i primi rudimenti

mercoledì 28 maggio 2014

Diventare grafici… i primi rudimenti





Da grande voglio fare il grafico pubblicitario… ma grande sono già e ho fatto il liceo classico…. devo arrendermi per sempre? Secondo voi vi risponderò di sì? Assolutamente no… chi segue questo blog da un po’, e quindi mi conosce, sa che, ahimè, sono un’irrecuperabile ottimista per quando riguarda disegno e lavoro.

Sogni di fare il grafico? Se ti impegni ci riuscirai! L’impegno è indispensabile però.


Diamo una definizione: Quello del grafico pubblicitario ( o anche se si vuoleDesigner) è un lavoro piuttosto richiesto, in generale, si tratta di una figura che si occupa di: grafica marchi o logotipi, immagine coordinata di una realtà aziendale più o meno grande,di packaging, di progettazione editoriale, pubblicitaria, di manifesti, riviste, libri, giornali. In particolare, quindi, egli, attraverso l’uso di vari strumenti tecnologici, come ad esempio adeguati programmi di grafica computerizzata, progetta biglietti da visita, locandine, manifesti, anche immagini e marchi che rappresentino un esercizio commerciale od anche un intera azienda.

Ok ripartiamo dall’inizio… a chi mi chiede: “Come posso diventare un grafico?” ovviamente la risposta è: “Scegli una scuola superiore ad indirizzo artistico e poi una laurea in nuove tecnologie per le arti, comunicazione o marketing.” Certo, questa è la trafila perfetta, poi seguirà uno stage in qualche studio grafico ed alla fine una buona offerta di lavoro… ed ecco che per magia diventi grafico professionista… Ma se non hai avuto la possibilità di frequentare scuole di grafica? "Prendiamo ad esempio una mia amica che nel 1998 si è diplomata all’Istituto d’Arte… sezione Decorazione Pittorica! All’epoca non avevano nemmeno una sala computer e quello che gli insegnavano era falsificare quadri famosi (ok scherzo! Ma il concetto non si discostava molto). Eppure è diventata una grafica oggi ugualmente."

Io per esempio a forza di prove ho iniziato ad imparare da autodidatta. Nessun corso, nessuna scuola, nessun manuale. Il primo computer era un 486 con lo schermo a led verdi non proprio il massimo per un grafico

Oggi le cose sono molto più semplici, i ragazzi crescono fin da piccoli con le nuove tecnologie e il computer è alla portata di tutti. Se stai leggendo questo articolo significa che anche tu ne hai uno o sai usarlo! Inoltre la potenza delle macchine si è moltiplicata a vista d’occhio per cui è molto probabile che anche il tuo pc possa supportare un programma di grafica come Photoshop o Illustrator. Sono presenti inoltre delle lezioni sul nostro blog nella sezione APPUNTI DI GRAFICA per farti muovere i primi passi in questa tua nuova avventura. Direi che è una buona partenza!


Cosa serve per diventare grafici?

Oggi, questo lavoro, nell’epoca di Internet 2.0 ( che vuol dire l’epoca dei Social Media ovvero i Social Networks come Facebook, Twitter e via dicendo) ha ampliato le sue potenzialità, in quanto all’interno delle cose da saper e poter fare rientra quella della progettazione di un sito web e relativa immagine coordinata con l’azienda. Da sottolineare che, anche se è fondamentale l’uso di appositi programmi informatici per la grafica, è altrettanto importante riuscire ad avere una buona dose di creatività e bravura nel disegno per poter eseguire schizzi manualiin base al brand e poterli poi sviluppare attraverso l’uso del supporto informatico.

Ma vediamo con precisione cosa bisogna studiare e come fare per diventare ufficialmente un grafico pubblicitario. Prima di tutto non è importante aver fatto studi artistici come molti dicono, come ad esempio l’Istituto d’arte che contempla tra i suoi indirizzi quello Grafico Visivo. Studiare elementi di storia dell’arte, di Design è per il futuro grafico non è sempre indispensabile (Ma di certo aiuta, l'importante e che ampliate la vostra mente, ma non per forza questo avviene con lo studio, bisogna in primis essere dei bravi osservatori e poi viene tutto il resto, conosco molti grafici che hanno fior fior di anni e studi all'occhiello e poi non sono capaci di inventare nulla). Formarsi una cultura grafica di partenza è spesso fondamentale e vincente per diventare un buon grafico, ma si corre anche il rischio di sopprimere completamente il senso innato di fantasia e ritrovarsi solo a copiare quello che si è studiato. Da un certo punto di vista l'ignoranza garantisce maggiore originalità, perché, come già prima ho accennato, si evita il pericolo di essere troppo influenzati dai propri studi. 

Comunque per chi invece preferisce avere anni di studio alle spalle ho citato prima l’Istituto d’arte ma anche il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti possono dare una formazione adeguata. Ci sono poi strutture universitarie come il DAMS ( Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) di Bologna ( ma è presente anche in altre città italiane ) che offrono la possibilità di prepararsi ancora meglio nel campo delle arti grafiche e visive. C’è poi la possibilità di partecipare a corsi e master che possono aiutare concretamente nella formazione mirata alla pubblicità e al marketing e soprattutto dare ottimi strumenti per il lavoro.

Per diventare grafici non basta solo saper usare bene i programmi di grafica, (indispensabili Adobe Photoshop, Illustrator e Indesign) bisogna anche avere idee, la creatività è indispensabile. Dove troviamo le idee? Da qualunque cosa. Incominciate a guardarvi in giro in qualunque posto siate, traete spunto da tutto, guardate i graffiti sui muri, i cartelloni pubblicitari, comprate centinaia di riviste, andate ad una mostra, leggete libri o andate al cinema, tutto quello che ci circonda può diventare un’idea, anche nella vita di tutti i giorni. Usate le vostre esperienze, e se potete, viaggiate molto ed incontrate nuove culture. Portatevi sempre dietro una macchina fotografica digitale e un quadernetto per appuntarvi idee e schizzi, non si sa mai quando torneranno utili. Inoltre nella nostra sezione BENI PUBBLICI ci sono liste ed elenchi di siti che riportano raccolte di lavori o forniscono materiale "pre-confezionato" gratuitamente

Non dimentichiamo mai che in questo campo, la professionalità è soprattutto legata alla capacità di aggiornarsi continuamente su tutte le novità sia in campo pubblicitario che tecnico ( nuove tendenze e nuovi programmi di computer grafica). Inoltre, il grafico pubblicitario dovrà destreggiarsi sempre tra gli aspetti funzionali del suo lavoro e quelli estetici, ovvero deve saper fare cose che piacciono, belle visivamente ma anche utili allo scopo, funzionali e funzionanti sotto il profilo del marketing. Poi dovrà anche tenere conto delle spese, ovvero deve esserebravo a fare lavori che non risultino troppo dispendiosi per l’azienda e quindi deve saper contenere la spesa globale per la sua campagna pubblicitaria. In realtà, il grafico, formatosi come tale, non è specificamente anche un pubblicitario e verrà spesso affiancato da un altro professionista per poter concludere al meglio il suo lavoro, poiché quello del pubblicitario è un mestiere a tutto tondo.

Poi ovviamente servono gli strumenti fisici, oltre al computer (o Mac… anni fa il Mac era l’unica scelta per chi voleva fare grafica seriamente ma al giorno d’oggi, sono dell’opinione, che nonostante si dica che i Pc equivalgono i Mac, e che siano ugualmente affidabili costando molto meno, i Mac restano comunque i Mac e la loro velocità e leggerezza in questo lavoro vi servono fino all'ultima goccia) la Bibbia del grafico è la mazzetta Pantone®.



I Pantoni® sono dei colori codificati e riconosciuti universalmente, ne esistono di vari tipi in base al supporto su cui dovete stampare ad esempio: Uncoated per carta opaca, Coated per carta lucida oppure Matte una via di mezzo tra lucido e opaco. Esistono inoltre Pantoni® pastello, metallici o per altri supporti diversi dalla carta.

Prendiamo una mazzetta Pantone® standard:
solid coated o uncoated, su ogni colore ci sono varie scritte, come potete immaginare una tipografia o azienda che stampa non può fisicamente acquistare tutti i Pantoni® della mazzetta, ne acquista una gamma principale e poi li mescola per ottenere le altre tinte, sotto ogni colore trovate le “ricette” per ottenere quella tinta. Poi ovviamente ogni azienda ha le sue personali ricette in base alla macchina ed alla carta che usa.



Guardate ancora i colori, avete notato che su alcuni ci sono 4 puntini neri? Quei 4 puntini significano che in caso di quadricromia si riuscirà ad ottenere lo stesso colore del Pantone® pur simulandolo… per molti colore Pantone® è impossibile ottenete l’esatta corrispondenza in quadricromia (ovvero usando cyan, magenta, yellow e black combinati per ottenere tutte le tinte). Per aiutarvi esiste una mazzetta Pantone®, Color Bridge, che vi fa vedere il colore pieno e il risultato che otterrete in quadricromia.

Ora fate anche un altro controllo, prendete il Pantone® 648C e confrontatelo al 648U…. stesso numero ma colore completamente diverso, questo e’ un esempio lampante di come il colore sarà diverso da carta opaca a carta lucida, tenetelo a mente quando dovrete riprodurre un logo che ha un colore specifico e fatelo notare anche ai vostri clienti se optano per una carta opaca rispetto una lucida. E’ impossibile ottenere lo stesso colore sulla carta lucida e su quella opaca… per questo esistono 2 mazzette Pantone®!

C’e’ poi una mazzetta Pantone® che si rivelerà particolarmente utile in caso di retini. I retini sono percentuali di colori pieni, ad esempio se volete stampare un grigio potete usare un colore Pantone® oppure un retino del Nero, praticamente prendete il Nero schiarite in percentuale, se volete un grigio chiarissimo al 10% e poi salite per scurirlo, il nero al 100% è un nero pieno.

Tutte le altre informazioni di cui potete aver bisogno riguardo i Pantoni® potrete trovarle sul sito www.pantone.com.



Un’altra cosa molto utile che dovrete sicuramente usare e’ lo scanner. Le scansioni di cui avrete bisogno non si possono di certo ottenere con lo scanner da 80 euro che avete a casa, serve una macchina professionale pertanto valutate se vale la pena acquistarla o farvi fare le scansioni da una fotolito, solitamente si pagano a cm quadrato e la cifra varia da posto a posto.

Sarà poi sicuramente molto molto molto utile avere il vostro monitor tarato per la stampa. Tarare il monitor significa calibrare i colori per vedere a video gli effettivi colori che usciranno in stampa… ora, una calibrazione perfetta è impossibile, a meno che non acquistiate un monitor da 10.000 euro o più, però esistono dei piccoli calibratori (una specie di mouse che si appende al monitor per tararlo, l’operazione dura qualche minuto e si deve fare mediamente una volta al mese) con cui si ottengono ugualmente dei risultati apprezzabili anche su monitor di fascia media.

Ora che avete gli strumenti e le idee dovete stendere il vostro progetto. E qui iniziano i problemi ed entra in gioco l’esperienza. Prima di iniziare a buttare giù qualunque cosa avete assoluta necessità di sapere alcuni dati dai quali dipenderà la realizzazione del lavoro.


1. Quante copie saranno stampate? Vi farete questa domanda perchè in base al numero di copie sarete in grado di capire se la stampa verrà fatta in digitale o in macchina. 

La stampa digitale è un tipo di stampa che si esegue direttamente dal vostro file su delle stampanti professionali, per intenderci come la vostra stampantina A4 ma molto più grandi, costose e precise. La stampa digitale conviene quando si devono fare poche copie, ad esempio se dovete realizzare 200 copie di un biglietto in cui ogni 50 cambia il logo principale. Diventa invece molto costosa su grandi tirature.

La stampa in macchina o produzione invece necessita di un impianto stampa, praticamente il vostro file viene diviso in base ai colori, per ogni colore si fa una lastra o una pellicola (impianto stampa) con le quali si stampa attraverso una macchina con dei veri colori che vengono miscelati sapientemente da uno stampatore (lavoro affatto semplice e che richiede tantissima esperienza).



Se avete tanti colori o fotografie la stampa diventa in quadricromia per cui si creano 4 impianti, uno per il blu (C= cyan), uno per il giallo (Y=yellow), uno per il rosso (M=magenta) e uno per il nero (K): CMYK. I colori vengono trasformati in puntini (linee di stampa) da chi realizza gli impianti e sommati uno all’altro formano i colori e le sfumature. Sull’argomento ci sarebbero da spiegare centinaia di cose ma per il momento questo piccolo riassunto è sufficiente.

La stampa in macchina essendo molto laboriosa, e necessitando di un avvio macchina nel quale il lavoro viene tarato, è conveniente solo per grandi tirature, se fate tanti pezzi diventa molto più conveniente della stampa digitale.

La qualità di stampa tra le due tecniche al giorno d’oggi è quasi identica, fino a qualche anno fa la stampa in macchina era nettamente superiore ma con l’arrivo delle ultime tecnologie le differenze sono davvero minime, l’unica pecca della digitale è che se dovete stampare un colore a Pantone® non avete la certezza che venga identico in quanto va a simulare il colore e non ad usare il colore fisico, per la stessa logica, non potete stampare colori particolari, ad esempio Pantoni® fluorescenti, dorati etc.

2. Quale carta useremo? Può sembrare un’informazione superflua ma è molto importante saperlo perchè se scegliamo una carta opaca i colori avranno un effetto molto più spento, i Pantoni® di riferimenti saranno in versione U (=Uncoated) e l’effetto finale sarà decisamente diverso rispetto una carta patinata come già accennavo prima. Se scegliamo una carta lucida useremo i Pantoni® in versione C (=Coated) e i colori resteranno brillanti e accesi.



A mio parere entrambi i tipi di carta sono bellissimi e sta ad un bravo grafico decidere quali usare ed in quali occasioni… e ovviamente anche il budget che abbiamo a disposizione!!!

Inutile dire che esistono migliaia di tipi di carte per cui avrete solo l’imbarazzo della scelta.

3. Saranno plastificati? Se il nostro lavoro è plastificato chi lo eseguirà saprà consigliarci la carta più oppurtana da utilizzare, che la plastificazione sia lucida od opaca a livello di file non cambia molto, useremo sempre i Pantoni® in versione C in quanto la carta di base non sarà mai opaca (altrimenti la plastificazione non aderirebbe bene). A livello estetico cambia moltissimo invece. La plastificazione lucida da un effetto brillante ed aggressivo mentre quella opaca risulta più sobria ed elegante, unica pecca è che si striscia facilmente maneggiandola.

Se decidete di plastificare il vostro lavoro tenete presente che in alcuni casi, sulle pieghe di fustellatura, (se fate un invito ad esempio ci sarà una piega al centro, si chiama di fustellatura perchè viene fatta attraverso una fustella metallica) potrebbe screpolarsi leggermente, cosa che si noterà di più se il colore di fondo è scuro.

4. Ci saranno vernici o rilievi? Tutte le lavorazioni extra vanno pensate fin dall’inizio, il loro costo solitamente incide parecchio sul lavoro per cui bisogna pensare attentamente a come ed in che modo utilizzarle.

Ad esempio se decidiamo di stampare un logo in vernice ludica spessorata per avere un effetto: biglietto opaco/logo lucido, dovremmo tener conto che il logo non dovrà essere troppo piccolo perchè alcuni dettagli potrebbero perdersi, stessa cosa vale per il rilievo. Inoltre ricordate sempre che con queste tecniche di stampa è meglio non stampare sopra a pieghe, vale lo stesso discorso della plastificazione solo che in questo caso è certo che la vernice screpolerà.

Tutti questi dettagli si possono acquisire solo con l’esperienza e molti grafici credono che non sia indispensabile saperli… sbagliato! Un bravo grafico DEVE conoscere anche le problematiche di stampa per poter realizzare nel modo migliore il suo lavoro. E’ inutile progettare una cosa splendida ma fisicamente irrealizzabile!!!

Spero di avervi dato una panoramica soddisfacente del mondo dei grafici e della stampa. Si potrebbero scrivere libri e libri su questo mestiere, per nulla semplice, ma a volte a mio parare l’esperienza sul campo è meglio di qualunque corso o scuola!

Fonte: 

www.disegnamo.it 
news.biancolavoro.it

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