Google+ Applicazioni Grafiche: Le pietre in equilibrio, metafora sulla vita

mercoledì 11 novembre 2015

Le pietre in equilibrio, metafora sulla vita

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Ritorna la nostra piccola parentesi sullo stress e lo stile di vita. Attraverso le nostre immagini cerchiamo di rilassare il nostro animo e di pensare positivo. Infondo se quelle pietre stanno in piedi un modo ci sarà anche per noi.

Ci facciamo guidare troppo spesso, da quella forza che agisce su di noi sempre, quella che ci fa restare con i piedi per terra tutto il tempo. No non parlo della gravità, mi riferisco alla più forte e instancabile serietà delle persone.




E' stato dimostrato da svariati studi medici che la maggior fonte di stress c'è la procuriamo noi stessi, prendendoci troppo sul serio. Attaccandoci alle piccole discussioni,  a quello che percepiamo dal mondo, riflettendolo e canalizzandolo con una nostra visione spesso distorta, contro di noi. Il fatto poi che tutto questo avvenga in automatico anche se non lo stiamo consciamente pensato definisce un livello ulteriore di autolesionismo, chiamato autolesionismo introspettivo, tipico delle persone poco estroverse. I così detti "Rimuginatori". Quelle persone che da una frase di saluto riesco ad estrapolare le uniche due parole pronunciate in maniera neutra e ritrasmetterle in maniera negativa, quelle persone che quanto gli fate un complimento la prima cosa che pensano è se sia una presa in giro, le stesse che quando parlano hanno un bisogno compulsivo e patologico di misurare le parole in base al contesto in cui si trovano. Ne conoscete qualcuno? Che magari vi ha trascinato in una lunga ed estenuante discussione? Su come e in che modo avreste dovuto usare quella o quest'altra parola, alla fine della quale entrambi siete rimasti dell'opinione iniziale? allora condividetegli questo post, probabilmente non gli cambierà la vita, ma almeno apprezzerà le immagini.. Forse... Ma torniamo in tema.

Come sempre il tema dei sassi si ripresenta, rappresentano troppo bene la pesantezza del vivere, e ognuno di noi se li porta appresso riempiendosi le tasche giorno dopo giorno. Purtroppo molte cose non dipendono dal nostro volere e per quanto dotati di libero arbitrio questo è relativo e frazionato da società è convivenza, (Il contratto sociale). A questi o quegli stimoli negativi possiamo rispondere in tre modi soltanto, che non sono risolutivi ne determinativi per ognuno di noi, anzi spesso passiamo dall'uno all'altro senza rendercene conto:

  • Incolpandoci per essere in quella situazione
  • Fregandocene e peccando di frivolezza 
  • Combattendo per risolvere il problema


Le persone che arrivano alla terza opzione e vi perdurano per lungo tempo purtroppo sono ben poche (sono quelle che consciamente decidono di affrontare un problema e arrivare combattendo fino alla sua risoluzione totale od in parte), e di queste ancor di meno riescono nel loro intento, ma sono le uniche il cui stress è davvero utile a loro stesse, per gli altri due casi in cui ricade la maggior parte di noi tutto lo stress che ci procuriamo è totalmente inutile, perché non porta a niente di costruttivo. Proprio perché questo stato non viene consumato per costruire qualcosa esso si sfoga irrimediabilmente su tutto quello che facciamo, sul nostro corpo e su quello che ci sta attorno (Le così dette energie negative, io la chiamerei semplicemente insoddisfazione). 

Le persone troppo menefreghiste sono quelle che sembrano le più contente, ma dietro quella facciata non c'è che disperazione. solitamente rinunciatarie, che non riescono a prendere impegni più lunghi di un paio d'ore con se stesse e con la società. Sono vivamente indifferenti anche a cose che li danneggiano in prima persona, e affrontano la situazione a volte con stoicismo invidiabile. Tutta apparenza, qualsiasi di noi in quello stato sotto lo giusto stimolo può dare molto e godere della felicità, ma ahimè nella società di oggi pochi si sobbarcano i problemi altrui con disinteresse. Non resta che a noi stessi il compito di salvarci da questo stato di torpore e sonnolenza.

Subito dopo i menefreghisti troviamo le "vittime di se stessi" o peggio ancora una combinazione di entrambi. I Vittimismi sono uno stadio peggiore a mio parare. Mentre i menefreghisti hanno modo e possibilità ogni tanto e sotto il giusto stimolo proprio o esterno di uscire dal loro stato mentale, i "vittimisti" non ne escono mai. Entrare in questo stato mentale è rischioso, significa spesso affondare sempre di più. Possiamo paragonare la sensazione di essere vittima degli eventi come una droga. La persona in questione vi si rifugia sempre più spesso, perché si sente incapace di affrontare quello o quella situazione, e si convince di esserne colpevole. Il pensiero autolesionista di essere colpevole è una perfetta scusa per non fare nulla. In pratica ci si punisce autonomamente semplicemente rimanendo immobili, o peggio rinunciando ad essere sereni (i disturbi alimentari come anoressia e bulimia sono spesso associati a persone tendenzialmente "vittimiste", ma ad esse vanno correlati anche disturbi sociali come autolesionismo fisico e sessuale o depressione (non essendo in ogni caso medico non mi dilungo ulteriormente sulla argomento, perché potrei causare confusione a quanti di voi sono giunti a leggere fin qui, lasciamo questo compito delicato a professionisti del settore, ben più preparati di me)).

Questi stati non sono fenomeni di tutto o nulla, ovvero si presentano a noi con varie intensità e sfaccettature innumerevoli, anche nell'arco di una stessa giornata. Non sempre sono facilmente distinguibili dalla mente cosciente (è acclarato che le persone meno razionali riescono a gestire la sfera emotiva in maniera più efficace) Le persone molto razionali infatti tendono ad avere un subconscio molto pieno e represso, perché nascondono tutto quello che non va nella loro vita in un angolo dei loro pensieri. Quello che non sanno e che questo non basta. Il subconscio agisce continuamente, ad un livello più basso rispetto al pensiero cosciente, (non solo di notte quando dormiamo influenzando i nostri sogni). E' stato scoperto infatti che il subconscio agisce sui nostri pensieri suggerendone il susseguirsi in maniera che noi tutti sentiamo e descriviamo istintiva. I collegamenti "Ipertestuali" tra un pensiero e l'altro spesso non sono volontari o almeno non ci sembrano e ancor più spesso non riusciamo a spiegarne il perché, di quel collegamento così immediato. Il nostro subconscio lavora, e quasi sempre contro di noi. Noi consciamente potremmo credere di essere in uno stato mentale mentre il nostro subconscio lavora su tutt'altra riga, e quindi ad ogni stimolo negativo reagisce portandoci verso quello o l'altro stato, tra menefreghismo, combattimento o vittimismo. 

Molto biologici riducono di un punto questa lista, portandola a due tappe. Di fronte a qualsiasi stimolo possiamo decidere se combattere e fuggire è la nostra reminiscenza animale, forse quello che è rimasto dell'ancestrale pensiero da topo? Potrebbe essere, ma proprio perché noi siamo giunti nell'evoluzione ad avere un ulteriore livello (quello razionale) a mio parare questa semplificazione è erronea. Sicuramente persone meno razionali saranno guidate dall'emotività, ma quelle più razionali avranno difficoltà a rientrare in sole due categorie, perché potrebbero anche non sorbire nessun effetto di fronte ad uno stimolo esterno, rimanendo quindi Apatiche. Per stimolo esterno di certo non mi riferisco per forza ad uno stimolo di pericolo ma a qualsiasi tipo di stimolo. Molte persone per esempio non sanno affrontare il dolore, non quello fisico ma parlo di quello emotivo. La nostra razionalità ci impedisce in qualche modo di affrontare il dolore psicologico in maniera efficiente. Ad esempio quello causato dalla morte di qualcuno a noi caro. Abbiamo evoluto tantissime e notevoli strategie per aggirare il problema e dare un senso alla morte, una valvola di sfogo, ma molti di noi rimangono semplicemente immobili e apatici. la razionalità a volte ci impedisce di pensare e blocca il flusso di pensieri che dovrebbe portare alla reazione di fuga o del combattere, ma la verità è che proprio perché siamo esseri razionali sappiamo che di fronte alla morte non possiamo fare ne l'uno ne l'altro, non possiamo ne scappare o nasconderci dalla morte. Vi risparmio un excursus di parole sul concetto di religione a molti di voi forse non piacerà sentirmi parlare un argomento così a cuore per molti, e dato che io non sono teologo non mi ci imbarco in una discussione del genere. Ma per molti filosofi e scienziati e anche per alcuni teologi la religione nasce proprio per giustificare la morte. Per permetterci una terza scelta difronte a questa inevitabile sorte.

La verità e che per quando possano dirci libri o dottori al riguardo, solo noi stessi possiamo fare in modo di vivere in maniera serena, alternando stati di combattività, menefreghismo. Ho escluso volutamente il vittimismo perché come prima detto non porta mai a nulla di positivo. Anche se alcuni suggeriscono un suo scopo nell'evitare la pazzia. Un ultima difesa psicologica contro quello che molti di noi definiscono esaurimento. L'ultimo campanello d'allarme che suona ad avvertimento. Quando uno stimolo negativo non può essere eliminato in alcun modo e noi non siamo in grado di reagire, allora ecco che il vittimismo ci lascia ancora un po di tempo per far qualcosa. Prendere tempo forse potrebbe fare in modo che qualcuno venga in nostro soccorso per tirarci fuori. Ma ecco qui l'arma a doppio taglio, proprio come le droghe la sensazione di essere vittima e di essere al centro dell'attenzione non ci spinge a fare altro che abusarne. Essere vittima è una bella e comoda scusa per non fare nulla e far fare agli altri. Ma abusare di questo ci fa solo diventare il pastorello che gridava "Al lupo al lupo!" della famosa storiella che tutti noi conosciamo. Le persone "vittimiste" possono rappresentare un pericolo non solo per loro stessi ma anche per chi gli sta attorno. perché sono in grado di succhiare via le nostre energie positive.



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